Il 7 settembre, per chi ama il Genoa come uno di famiglia, non sarà mai una data come le altre. Il 7 settembre 1893, nel Consolato Britannico in via Palestro, a Genova, Sir James Spensley e altri eroici Pionieri, firmarono l'atto costitutivo del Genoa Cricket and Athletic Club che, cinque anni dopo, assieme ad altre tre pionieristiche compagini torinesi (oggi scomparse) diede vita al primo campionato e alla Federazione Italiana Gioco Calcio. Diventando Genoa Cricket and Football Club. Questo con buona pace di chi, proprio in Piemonte ma non a Torino, millanta una primogenitura nel calcio italiano, senza titolo né argomenti validi. Per non parlare dei fallimenti, a differenza di un Genoa che non ha mai subito tale onta e che, unico vero orgoglio dei Genoani, vive senza soluzione di continuità da 133 anni. A differenza di squadre, anche importanti, che hanno avuto bisogno di essere rifondate dopo il crack. Dettaglio assolutamente non da poco, perché anche i debiti sono il prezzo da pagare per la continuità Storica. Chi vuole un Genoa senza debiti deve "tifare" per un Suwarso che si innamori di noi o, appunto, per il fallimento. Noi ovviamente propendiamo per la prima ipotesi e, in ogni caso, per la continuità. Ad ogni costo. Il Genoa resterà sempre la Società più Antica d'Italia e non perché lo diciamo noi ma perché lo dice la Storia. Il Genoa ha attraversato tutta la Storia moderna e contemporanea del paese, ha accompagnato generazioni di tifosi, genovesi e non. Ha visto indossare la propria Casacca da giocatori leggendari. Da Stabile ad Abbadie, da Meroni a Corso, da Verdeal a Corradi, da Conti a Vandereycken e Peters, da Pruzzo a Skuhravy (anche lui compie gli anni oggi. Auguri Tomas!) da Palacio a Milito, da Aguilera e Borriello a Francioso e Carparelli, da Kucka a Motta, da Branco a Van't Ship, da Perotti e Suso a Gudmundsson. L'elenco sarebbe lungo, impreziosito da quei gregari di lungo corso che hanno contribuito a creare lo spirito indomabile del Genoa. Lo spirito di un Claudio Onofri, Fabrizio Gorin, Vincenzo Torrente, Gennaro Ruotolo, di un Marco Nappi o di un Gianluca Signorini, fino a Criscito e Rossi o allo stesso Frendrup. "Sei Genoano e vuoi anche vincere?", non è una semplice domanda retorica ma l'essenza di un'appartenenza, perché chi tifa Genoa lo fa ben al di là di risultato e categoria. Tifare Genoa vuol dire assistere un proprio caro, un amico fragile, bisognoso sempre di attenzioni e di amore. E questo ci rende diversi, ci rende speciali e chi non è come noi, non può capire. Se escludiamo tornei minori come la Coppa Anglo Italiana, non alziamo un trofeo dal 1937, la Coppa Italia vinta sotto il fascismo con la denominazione autarchica, imposta dal regime (lo stesso che ci ha rubato la Stella nel 1925) di Genova 1893. Eppure, nonostante questo, il Genoa ha sempre contato sul suo Popolo, sulla sua gente e su uno stadio, soprattutto la gradinata Nord, sempre bollente. Uno stadio pronto a inseguire la Stella anche quando c'erano nubi che correvano o situazioni drammatiche come l'imboscata del 2005. Un evento che avrebbe ucciso chiunque ma non il Genoa, il suo Popolo e chi, allora, lo gestiva con passione. Quella passione che ci ha permesso di ammirare per otto anni il più grande allenatore in circolazione, quel Gasperini che affianchera' per sempre Garbutt, Scoglio, Simoni e Bagnoli nel nostro Pantheon. Il Genoa è stato anche accompagnato da tifosi eccellenti che ci rendono orgogliosi. Da Gianni Brera e Giorgio Tosatti a Sandro Pertini; da Fabrizio De André e Gino Paoli ad Antonella Ruggiero; da Ernesto Calindri a Don Gallo, fino agli odierni Luca e Paolo, Bresh, Jack Savoretti, Baccini e Alfa oltre a Samantha Cristoforetti. Senza dimenticare leggende del mondo ultra' a livello nazionale come Roberto Scotto e Callaghan e ovviamente Pippo Spagnolo. Gente che sarà sempre rispettata anche dai nostri nemici. È un compleanno amaro questo per tutto l'ambiente Genoa. Siamo al cospetto del peggior inizio campionato degli ultimi 60 anni o quasi e già circolano, soprattutto sui social, voci e illazioni sulla Società e in particolare sul presidente Dan Sucu che, al momento e questo è vero, si stanno comportando in modo oggettivamente indecifrabile. Ma non è questo il momento (ammesso ne esista uno) di avvelenare i pozzi né quello dei processi o della richiesta di chiarimenti. Se qualcuno sa qualcosa lo dica nelle sedi competenti e a chi di dovere, altrimenti sono solo chiacchiere destabilizzanti. Per tutto ciò, sarà meglio aspettare che le bocce siano ferme perché, su questo non ci sono dubbi, laddove si precipitasse in B, stavolta molto difficilmente sarebbe "Only one Year". Dobbiamo remare tutti dalla stessa parte. Per il bene del Genoa. Auguri Vecchio Balordo. "Quando il Genoa praticava già il football, gli altri si accorgevano di avere i piedi solo quando gli dolevano". Gianni Brera. Auguri a tutti i Cuori RossoBlu dal Team di Genoa My Love.
FABRIZIO FERRANTE